➩Mappe di pericolosità sismica,documentazione e storia dell’Aquilano

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6 Aprile 2004 : COMMISSIONE NAZIONALE PER LA PREVISIONE E LA PREVENZIONE DEI GRANDI RISCHI

SEZIONE RISCHIO SISMICO   –     VERBALE N. 7

Lavecchia chiede che venga messa a verbale la seguente dichiarazione:

“(…)Condivido l’impianto generale della zonazione ZS9, ma ritengo che
siano possibili soluzioni diverse riguardo ai limiti e la cinematica di alcune zone.

Se ZS9 rappresenta una soluzione concorde e mediata del Gruppo di Lavoro,
tuttavia, implicitamente, non ha alcun modello alternativo indipendente per operare
un confronto e una verifica incrociata.

Il Gruppo di Lavoro, oltre ai dati già pubblicati, ha tenuto conto di propri lavori in
corso di preparazione e/o presentati a congressi, ma soffre per la limitazione di non
aver avuto l’opportunità di utilizzare elementi e dati già pronti, ma ancora inediti di
altri Autori, anche nel caso in cui fossero già stati presentati ai congressi.(…)

In generale, auspico che nel prosieguo delle attività siano pienamente coinvolti anche
gruppi di lavoro esterni all’INGV”.

Serva chiede che venga messa a verbale la seguente dichiarazione:

““Pur apprezzando il lavoro svolto, che rappresenta certamente un passo in avanti
significativo nella classificazione sismica del territorio nazionale, ritengo necessarie
alcune osservazioni, con l’auspicato obiettivo di rendere tale classificazione ancora
più affidabile.Innanzitutto, ritengo che le conoscenze maturate sulle faglie attive in Italia possano
già oggi essere utilizzate per caratterizzare le sorgenti sismogenetiche, almeno per
quelle che danno luogo ai terremoti più significativi in termini di hazard per le aree
interne dell’Appennino settentrionale, centrale e meridionale. Mi riferisco in
particolare alle varie compilazioni e agli studi specifici disponibili oggi in Italia sulla
tettonica recente, tra i quali ad esempio, per mia conoscenza diretta, il database Italy
Hazard from Capable Faulting (ITHACA) dell’APAT – Dipartimento Difesa del Suolo
(ex Servizio Geologico Nazionale).
Inoltre, per l’area di avanfossa le sorgenti individuate sembrerebbero ricavate
essenzialmente dai dati sismologici, mentre sarebbe importante tenere in maggior
conto il contesto sismotettonico. Non si capisce infatti come possano essere incluse
solo il Belice e poche altre strutture trasversali alla catena che hanno prodotto
terremoti, mentre sono note molte altre situazioni tettonicamente analoghe lungo
tutta l’avanfossa. Allo stesso modo, è difficile capire su quali basi nella retrofossa del
Sudalpino alcuni settori della pianura lombarda siano considerati con una pericolosità
completamente diversa da altri, con cui condividono lo stesso quadro strutturale e
simili evidenze di tettonica attiva.
Auspico, pertanto, che in sede di analisi da parte delle regioni quanto sopra possa
essere appropriatamente considerato”.
Romeo chiede che venga messa a verbale la seguente dichiarazione:

(…)

Al riguardo ci si limita ad una
osservazione che si riferisce alla constatazione che il metodo di analisi della
pericolosità adottato dal GdL è un metodo i cui risultati sono fortemente dipendenti
dalla geometria assunta dalle zone sorgenti; in questo senso l’aver trascurato nel
complesso delle analisi la variabile epistemica per eccellenza, ossia la zonazione
sismogenetica, è una scelta che certamente limita la valenza esplorativa dello studio
in esame.
Sotto l’aspetto amministrativo va constatato che l’operazione non può dirsi ancora
conclusa, non essendo stati ancora soddisfatti i requisiti richiesti dai commi e) e c)
del punto 2 dell’allegato 1 dell’Ordinanza, rispettivamente la pubblicizzazione dei dati
e la verifica della riproducibilità delle procedure adottate.
Sotto l’aspetto giuridico-amministrativo infine, va accortamente valutata l’opportunità
di acconsentire ad un nuovo processo di riclassificazione a distanza di appena un
anno dal primo e in pendenza di una sua ulteriore modificazione a seguito
dell’introduzione dei criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche e delle
norme tecniche per le costruzioni che è in procinto di varare la commissione tecnica
istituita dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ai sensi del DPR 380/2001
(“Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia”).”

AL TERMINE DELLA DISCUSSIONE,LA SEZIONE FORMULA I SEGUENTI SUGGERIMENTI,CON L’ASTENSIONE DI ROBERTO ROMEO:

“(…)Coerentemente con quanto richiesto dall’allegato 1 dell’ordinanza
3274/2003, le mappe sono rappresentate mediante curve di livello con
passo 0,025 g. È possibile considerare di incrementare la tolleranza di
attribuzione ad una zona, lasciata alle Regioni con l’ordinanza citata. La
tolleranza potrebbe essere resa proporzionale allo scarto quadratico
medio, rendendola per esempio eguale ad uno scarto ovvero
consentendone variazioni da un minimo di 0,025 g per le zone che
presentano modesti valori dello scarto, a valori più elevati per le zone che
presentano elevati valori dello scarto.
23.La disponibilità di mappe con curve di livello dettagliate suggerisce che in
futuro si consideri la possibilità di utilizzare direttamente i valori ivi
risultanti come accelerazioni di progetto ovvero di incrementare il numero
delle zone sismiche, tenendo in opportuna considerazione la variabilità di
cui al punto precedente.

Le mappe rispettano i vincoli previsti dall’ordinanza 3274/2003 anche in
relazione all’uso, come unico parametro di pericolosità, dell’accelerazione
attesa su suolo rigido con probabilità di superamento pari al 10 % in 50
anni. Si ritiene debbano essere costantemente promosse e sostenute
attività di studio e approfondimento, in un quadro temporale pluriennale, al
fine di produrre mappe di pericolosità e rischio sempre più articolate,
anche in relazione ai parametri da utilizzare, e specificamente sviluppate in
funzione del quadro di riferimento europeo.”

ALLEGATO 1
Brevi commenti puntuali di Giusy La vecchia sulla Zonazione Sismogenetica
ZS9

“(…)Nell’appendice 2, pag.14, alla zona 918 vengono associate le sorgenti silenti della
Laga e Campo Imperatore
, ma nella zonazione sismogenetica di fig.8, è evidente
come queste strutture cadano all’interno della zona 923. Una volta escluse dalla
zona 918 queste sorgenti, notoriamente associate a tettonica distensiva, non rimane

alcun elemento per affermare che la cinematica della zona sia distensiva. In un
lavoro recente di Lavecchia et al, 2003 (Journ. Geod., 36, 79-94) questa zona viene
interpretata come la prosecuzione verso sud della zona 914 caratterizzata da
tettonica compressiva profonda. Anche, l’attribuzione del terremoto del 1706 alla
zona estensionale intra-appenninica è una interessante ipotesi proposta dal Gruppo
di Lavoro, ma ipotesi alternative sono possibili.Un altro aspetto poco chiaro in ZS9 riguarda il ruolo giocato dagli svincoli. Ad esempio, il cosiddetto svincolo del forlivese, usato per separare la zona 914 dalla
918 e la zona 912 dalla 917, è interpretato dal Gruppo di Lavoro come un elemento
strutturale di importanza litosferica. Non è chiaro quindi perché il limite tra le zone
suddette sia di colore blu, anziché nero, quando, secondo la legenda proposta dagli
stessi Autori, i limiti blu definiscono suddivisioni di zone con diverse caratteristiche
della sismicità ed i limiti neri quelli desunti da informazioni tettoniche.
4. La mancanza della disponibilità del catalogo CPTI2 non permette di valutare
appieno le associazioni zone-terremoti. Per quanto riguarda gli eventi del catalogo
CPTI2 assegnati ad una zona sismogenetica diversa da quella di pertinenza
geografica (fig.18) non è possibile desumere dalla figura o dal testo a quale zona
siano di fatto stati assegnati quegli eventi.
5. In alcune zone, come ad esempio nella zona 933, 926 e 911, si osserva una
evidente incongruenza tra la cinematica del meccanismo focale medio (fig.4) e la
cinematica prevalente della fagliazione attiva (fig.17). Forse sarebbe opportuno
interrogarsi più approfonditamente sul significato di tale incongruenza.
6. Incongruenze minori di tipo bibliografico ed editoriale verranno fatte presenti
direttamente al coordinatore del Gruppo di Lavoro.”

verbale_n.7_6-4-2004

hazard_italia_final_040723

descrizione

 13_10

App1  –  App2  –  App3  –  App4  –  App5

rapporto_conclusivo

AppA

pericolosità,normativa e zone sismiche nell’aquilano:

Pericolo_aq_090416

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http://zonesismiche.mi.ingv.it/images/class1998_mid.gif

http://zonesismiche.mi.ingv.it/images/class2003_mid.gif

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