●IL TRAVAGLIO DELLA MAPPATURA SISMICA

 

Pericolosità sismica, normativa e zone sismiche nell’Aquilano

 a cura di C. Meletti e M. Stucchi (INGV-MI), 16 aprile 2009 

 
 
 

 

 

 

 
 

Con questo intervento intendiamo fare il punto sulla evoluzione della collocazione nelle zone sismiche dell’area dell’Aquilano in relazione alla sua pericolosità sismica.

Il comune dell’Aquila fu classificato come sismico sin dal terremoto del 1915 del Fucino.

Nel 1927 furono introdotte le classi (ovvero zone) sismiche e l’area dell’Aquila posta in classe 2, come quasi tutti i comuni dell’area. Altri 10 comuni della provincia furono classificati solo dopo il 1962; 4 di questi in seguito al terremoto del 1958

(Fig.1).

In seguito al terremoto di Irpinia e Basilicata del 1980, nel 1984 tutto il territorio nazionale fu riclassificato con criteri omogenei, sulla base della “Proposta di riclassificazione sismica” del Progetto Finalizzato Geodinamica (GdL, 1980). Per tutta l’area aquilana fu confermata la classificazione sismica precedente:

le aree colpite dai terremoti del 1915 e del 1933 erano zona 1, le altre in zona 2 (Fig.2).

Nel 1998 uno studio svolto per conto del Dipartimento della Protezione Civile

(“Proposta 1998”, pubblicato come Gruppo di Lavoro, 1999)

propose una nuova classificazione dei comuni italiani, che tuttavia non venne adottata dalle autorità competenti.

 Anche in quel documento per il comune dell’Aquila veniva confermata la zona 2. Per tutta la provincia veniva confermata l’afferenza alla zona sismica in vigore, tranne 6 comuni per i quali si proponeva il passaggio in zona 1: Barete, Cagnano Amiterno, Capitignano, Montereale, Pizzoli, Tornimparte (Fig.3).

In seguito al Dlgs 112/1998, la competenza in materia di aggiornamento

dell’assegnazione dei Comuni alle zone sismiche passò a Regioni e Provincie Autonome.

Allo Stato rimase la competenza di definire i criteri generali per tale aggiornamento e la competenza in materia di norme tecniche.

Il terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002 riportò drammaticamente alla

attenzione il fatto che la situazione delle norme e della classificazione era ancora la stessa del 1984.

Con un intervento di emergenza, l’Ordinanza PCM 3274/2003 aggiornò l’assegnazione dei comuni alle zone sismiche, combinando la classificazione allora vigente con la “Proposta 1998” e definendo per la prima volta la zona 4; da allora tutta Italia appartiene a una delle 4 zone sismiche.

Lo stesso provvedimento adottò una nuova normativa sismica, coerente con l’Eurocodice 8, e stabilì i criteri con i quali si sarebbe dovuto realizzare uno studio aggiornato di pericolosità sismica.

Per tutta la provincia dell’Aquila venne confermata la classificazione precedente, con l’eccezione dei 6 comuni già citati (Barete, Cagnano Amiterno, Capitignano,Montereale, Pizzoli, Tornimparte) che passarono in zona 1.

Le Regioni recepirono, con modeste variazioni (Basilicata, Lazio, Campania, Sicilia e Provincia di Trento), le nuove assegnazione dei comuni alle zone sismiche con propri atti (Delibere delle Giunte Regionali) nel corso del 2003 e del 2004.

L’Abruzzo (DGR n.438 del 29/3/2003) recepì le assegnazioni dell’Ordinanza senza modificarle (Fig.4).

Da allora non siamo più in presenza di una “classificazione sismica nazionale”, ma di distinte “classificazioni regionali”.

Nell’aprile 2004 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha presentato allaCommissione Grandi Rischi, Sezione Rischio Sismico, una nuova mappa di pericolosità sismica (MPS04) elaborata secondo i criteri proposti dall’Ordinanza PCM 3274 (http://zonesismiche.mi.ingv.it)

Nel corso del 2006 una nuova Ordinanza (OPCM 3519/2006) ha adottato la mappa di pericolosità sismica MPS04 quale riferimento ufficiale e ha definito i criteri che le Regioni devono seguire per aggiornare le afferenze dei Comuni alle 4 zone sismiche.

TUTTAVIA QUESTA ORDINANZA NON OBBLIGA LE REGIONI AD AGGIORNARE TALI AFFERENZE.

Secondo la mappa MPS04, tutta la zona colpita dal terremoto del 6 aprile, compreso il Comune dell’Aquila, ricade nella fascia ad alta pericolosità sismica (Fig.5). Pertanto,

potrebbe essere assegnata per intero alla zona 1.

Tuttavia, a partire dal 2007, unaapposita Commissione del Ministero delle Infrastrutture ha avviato la revisione completa della materia, sfociata nelle nuove Norme Tecniche delle Costruzioni

(Decreto 14/01/2008 del Ministero delle Infrastrutture).

Dalla pubblicazione del Decreto è iniziata una fase transitoria in cui è possibile usare la normativa precedente o quella nuova,

A SCELTA DEL PROGETTISTA.

Tale fase è stata al momento prorogata FINO AL 30 GIUGNO 2010 .

Nel frattempo, il progetto di ricerca “esse1”, svolto da INGV insieme ad. alcune Università italiane per conto del Dipartimento della Protezione Civile, ha rilasciato nel 2007 ulteriori e più dettagliate valutazioni di pericolosità sismica, pubblicate nel sito

http://esse1.mi.ingv.it.

Tali valutazioni sono state utilizzate per definire, punto per punto, l’azione sismica di riferimento nelle nuove Norme Tecniche delle Costruzioni.

In conclusione riteniamo utile precisare quanto segue:(…)

 scarica testo completo :Pericolo_aq_090416

 

 

 

 

 
 

  •  Gruppo di lavoro per la redazione della mappa di pericolosità sismica

   RAPPORTO CONCLUSIVO – APRILE 2004  rapporto_conclusivo

   APPENDICI:

  1.        CATALOGO DEI TERREMOTI  App1
  2.        ZONAZIONE SISMOGENETICA App2
  3.        RELAZIONI DI ATTENUAZIONE DEL MOTO DEL SUOLO App3
  4.        APPLICAZIONE DEL METODO A SISMICITA’ DIFFUSA App4
  5.        DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI App5

 

  • 6 APRILE 2004 – VERBALE COMMISSIONE GRANDI RISCHI

 Ordine del giorno : esame della bozza della nuova mappa di riferimento ai fini della classificazione sismica del territorio nazionale

LAVECCHIA: “non ha alcun modello alternativo indipendente per operare un confronto ed una verifica incrociata;(…) soffre per la limitazione di non aver avuto l’opportunità di utilizzare elementi e dati già pronti,ma ancora inediti di altri autori,anche nel caso in cui fossero già stati presentati ai congressi(…)sarebbe molto utile poter confrontare ipotesi alternative sule sorgenti simogenetiche(…)auspico che nel prosieguo delle attività siano pienamente coinvolti anche gruppi di lavoro esterni all’INGV(…)”

 

SERVA : ” Non si capisce  infatti come possano essere incluse solo il Belice e poche altre strutture trasversali alla catena che hanno prodotto terremoti,mentre sono note molte altre situazioni tettonicamenta analoghe lungo tutta l’avanfossa.Allo stesso modo è difficile capire su quali basi nella retrofossa del Sudalpino alcuni settori della pianura lombarda siano considerati con una pericolosità completamente diversa da altri,con sui condividono lo stesso quadro strutturale e simili evidenze di tettonica attiva.AUSPICO PERTANTO CHE IN SEDE DI ANALISI DA PARTE DELLE REGIONI QUANTO SOPRA POSSA ESSERE APPROPRIATAMENTE CONSIDERATO”

ROMEO:”(…)il metodo di analisi della pericolosità adottato dal GdL è un metodo i cui risultati sono fortemente dipendenti dalla geometria ASSUNTA delle zone sorgenti;in questo caso l’aver trascurato nel complesso delle analisi la variabile epistemica per eccellenza,ossia la zonazione sismogenetica,è una scelta che certo LIMITA LA VALENZA ESPLORATIVA DELLO STUDIO IN ESAME.(…).

Al termine della discussione,la Sezione formula i seguenti suggerimenti,con l’astensione di Roberto Romeo: (…)

 

scarica qui il testo completo: verbale_n.7_6-4-2004

 

  • MAPPE DI PERICOLOSITA’ SISMICA: CONFRONTO TRA METODOLOGIE

                  GNGTS – Atti del 20° Convegno Nazionale / 13.10

D. Albarello (1), F. Bramerini (2), V. D’Amico (1), A. Lucantoni (2), G. Naso (2)
(1)Servizio Sismico Nazionale(2) Università degli Studi di Siena, Dip. Scienze della Terra
 (…)A partire dall’applicazione della metodologia di calcolo, detta “degli effetti al sito”, sono stati ricavati dai risentimenti macrosismici storici nelle località capoluogo del territorio italiano. Le principali differenze fra questa metodologia e quelle finora utilizzate nell’area italiana risiedono in un diverso utilizzo delle relazioni di ricorrenza dei terremoti, in una relazione di attenuazione di tipo “probabilistico” e in una gestione più accurata delle diverse incertezze relative all’intero processo di valutazione della pericolosità sismica. I risultati ottenuti seguendo questo nuovo approccio sono stati confrontati con analoghe stime di pericolosità ottenute con la metodologia di Cornell e presentate nelle nuove mappe di Pericolosità sismica del gruppo di lavoro formato dal Servizio Sismico Nazionale e dal Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti. In particolare, per questa analisi sono stati presi in considerazione preliminarmente i risultati relative a due regioni campione (Molise e Calabria) e successivamente quelli relativi a tutto il territorio nazionale. Da questo confronto emergono differenze significative sia in termini di intensità attese che di probabilità di eccedenza relative ai diversi gradi di intensità macrosismica. Le stime ottenute mediante l’approccio “degli effetti al sito” risultano generalmente più elevate di quelle precedentemente ottenute seguendo l’approccio di Cornell e sono caratterizzate da un maggiore livello di eterogeneità spaziale. (…)
 
scarica qui il testo completo  13_10
 
 
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